Arte e benessere: la bellezza dell’arte ci aiuta a stare meglio

Arte e benessere: la bellezza dell’arte ci aiuta a stare meglio

a cura della Dott.ssa Ramona Biasci, Psicologa Psicoterapeuta – Casa di Cura San Rossore

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il benessere psicologico è uno stato in cui una persona può realizzare il proprio potenziale, affrontare le normali tensioni della vita, lavorare in modo produttivo con senso di realizzazione e partecipare attivamente alla vita della propria comunità.

Sebbene le evidenze scientifiche su questo tema siano relativamente recenti, l’idea che la bellezza artistica possa influenzare il benessere fisico e mentale dell’essere umano affonda le sue radici nella storia dell’umanità. Fin dall’antichità, infatti, l’arte è stata considerata una risorsa capace di alleviare la sofferenza e favorire processi di guarigione.

Nell’Antica Grecia, i templi di guarigione accoglievano gli infermi in luoghi di grande armonia architettonica ed estetica, dove la cura era prima di tutto spirituale. Durante il Rinascimento, i primi grandi ospedali, spesso nati presso monasteri, venivano decorati con iconografie bibliche, portando la bellezza proprio là dove le persone avevano più bisogno di conforto e speranza.

Oggi, la scienza conferma ciò che l’intuizione umana aveva già compreso. Le ricerche in ambito neuroscientifico, a partire dal concetto di neuroestetica introdotto dal pioniere delle neuroscienze Semir Zeki, dimostrano che la visione di un’opera d’arte figurativa è in grado di suscitare emozioni profonde e di attivare specifiche aree cerebrali, talvolta definite come il “centro della bellezza”. Questo processo favorisce il rilascio di neurotrasmettitori come dopamina, serotonina, endorfine e ossitocina, coinvolti nella sensazione di piacere, nel miglioramento del tono dell’umore e nella riduzione di ansia e depressione.

Su queste basi si è sviluppata, negli ultimi anni, una crescente attenzione verso la presenza dell’arte nei luoghi di cura. Dipinti, sculture e opere figurative vengono sempre più spesso inseriti nei reparti ospedalieri con l’obiettivo di rendere gli ambienti meno impersonali e di favorire stati emotivi positivi, capaci di contrastare le preoccupazioni e la tensione legate alla malattia.

La forza dell’arte nel muovere emozioni e sensazioni positive è innata e istintiva. La bellezza di un’opera non risiede esclusivamente nella conformità a regole estetiche, ma nella creatività espressa, capace di stimolare la fantasia, coinvolgere i sensi e favorire uno stato emotivo più armonico. In questo senso, “l’arte può effettivamente influenzare il funzionamento del nostro corpo, favorendo il recupero fisico”, come afferma Susan Magsamen, Direttrice dell’International Arts + Mind Lab della Johns Hopkins University School of Medicine.

La ricerca scientifica ha dimostrato che l’arte può contribuire a ridurre lo stress, rafforzare il sistema immunitario e sostenere la salute cardiovascolare. Inoltre, l’apprendimento e lo sviluppo di competenze artistiche risultano associati a un minor rischio di sviluppare demenza e disturbi mentali. In alcuni contesti, l’attività artistica può persino essere prescritta come parte integrante di un percorso terapeutico volto a migliorare la salute e il benessere globale della persona.

Nel 2019, l’OMS ha pubblicato il rapporto “What is the evidence of the role of the arts in improving health and well-being?”, una revisione di oltre 900 studi internazionali che evidenziano il ruolo significativo delle arti nel promuovere la salute e il benessere. Alla luce di queste evidenze, appare sempre più chiaro quanto sia appropriato e auspicabile arricchire gli ambienti sanitari con l’arte, trasformando ospedali e luoghi di cura in spazi capaci di sostenere non solo il corpo, ma anche le emozioni.

Integrare la bellezza negli spazi clinici significa prendersi cura del benessere emotivo di pazienti, operatori sanitari e caregiver, contribuendo a trasformare i luoghi della cura in veri e propri luoghi di guarigione emotiva.