Nei 9 mesi che precedono il parto, la futura mamma deve sottoporsi a una serie di esami importanti al fine di assicurarsi una gestazione serena. Fondamentale è comprendere l’importanza di monitorare e, quando possibile, prevenire le situazioni di rischio, nelle quali una diagnosi precoce può garantire una terapia efficace.

L’ecografia morfologica risponde proprio a queste necessità: si tratta della seconda ecografia prevista nelle indicazioni del Ministero della Salute ed è quella che fornisce informazioni diagnostiche accurate che consentano di offrire cure prenatali adeguate e garantire un proseguo della gravidanza sicuro sia per la madre che per il bambino.

Cos’è l’ecografia morfologica?

L’ecografia morfologica è un esame che viene eseguito tra la 19° e la 21° settimana di gestazione e che permette di verificare il corretto sviluppo del feto, nonché di identificare eventuali anomalie. L’individuazione di particolari patologie in maniera precoce permette di programmare il parto in strutture specificamente attrezzate.

A cosa serve?

Questo tipo di esame permette di:

  • Controllare lo sviluppo e la crescita fetale;
  • Monitorare la vitalità fetale;
  • Valutare la quantità di liquido amniotico;
  • Monitorare la funzionalità placentare;
  • Accertare il sesso del nascituro.

Tra le ecografie previste durante la gravidanza è la più lunga in quanto si pone anche di indagare le diverse parti anatomiche del feto, come:

  • Torace (con particolare attenzione ai polmoni e cuore);
  • Testa (vengono analizzate la forma cranica, le misure del cervello e morfologia del cervelletto);
  • Addome (si analizzano gli aspetti di fegato, stomaco, intestino, reni e vescica, così come la parete dell’addome anteriore, il diaframma, il posizionamento del cordone ombelicale con i suoi tre vasi sanguigni);
  • Articolazioni e colonna vertebrale (viene analizzata la conformità del rachide per accertare l’assenza di malformazioni alla spina dorsale, la presenza di mani e piedi e la valutazione della morfologia dei quattro arti).

Con l’ecografia morfologica è possibile identificare molte malformazioni, ma può capitare che alcune di esse non vengano riconosciute, così come è possibile che si sviluppino in fasi successive della gravidanza. Per questo motivo, l’ecografia morfologica deve essere considerata un esame di screening e non diagnostico, a differenza di amniocentesi e villocentesi.

Oltre all’ecografia morfologica, presso la Casa di Cura San Rossore è possibile effettuare anche le altre due ecografie previste dalle linee guida del Ministero della Salute, ovvero:

ECOGRAFIA PRIMO TRIMESTRE

Questo esame si effettua tra l’11° e la 13° settimana di gestazione.

Le sue principali finalità sono la valutazione della vitalità fetale, la misurazione della translucenza nucale e la valutazione di base dell’anatomia fetale.

Se non eseguita in precedenza, durante questa ecografia si valuta inoltre la datazione ecografica della gravidanza, il numero dei feti e, se la gravidanza è multipla, il numero dei sacchi amniotici e delle placente.

Si tratta di un esame sicuro e assolutamente innocuo per la paziente ed il feto.

ECOGRAFIA TERZO TRIMESTRE

Questo esame si effettua tra la 32° e la 36° settimana di gestazione, dopo l’ecografia morfologica.

Gli scopi per i quali tale accertamento viene proposto sono la valutazione della crescita fetale, della quantità di liquido amniotico e della localizzazione placentare. L’ecografia del terzo trimestre può inoltre identificare anomalie strutturali congenite non diagnosticate precedentemente o che, per la loro natura evolutiva, si manifestano solo nel terzo trimestre di gravidanza.

Si tratta di un esame sicuro e assolutamente innocuo per la paziente ed il feto.